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linea generale lo stucco è costituito da un impasto
di calce spenta ed inerti di varia granulometria in base
alla destinazione d'uso.
In linea generale lo stucco è costituito
da un impasto di calce spenta ed inerti di varia granulometria
in base alla destinazione d'uso. Un Artigiano
stuccatore sa quali materie prime
non impiegare se una superficie è particolarmente
umida come cucine o stanze da bagno e sceglie un inerte
che conferisce all'impasto proprietà idrauliche e fortemente
traspiranti. La pratica è piena di esempi di interventi
inappropriati in cui intonaci di malta e gesso sono stati
applicati a superfici esterne con la conseguenza di un rapido
ammaloramento. Lo stucco può essere utilizzato in svariati
modi per le sue caratteristiche “plastiche”: come lisciatura
murale o per realizzare rilievi; come elemento strutturale
e decorativo quando costituisce pilastri, lesene o archi,
cornici; come intonaco poi prontamente affrescato a colori
vivaci; come finitura di una parete con la tecnica del “MARMORINO”,ecc.
Immaginare lo stucco solo come un impasto bianco sarebbe errato
visto che può essere facilmente colorato con pigmenti
naturali in polvere assumendo le colorazioni che più
si intonano al contesto in cui viene collocato: con
la tecnica del marmorino è possibile addirittura
creare superfici ad imitazione del marmo, riproponendo
tonalità e venature proprie della pietra vera. Per
la caratteristica proprietà di lasciar traspirare l'intonaco
pur in condizioni di estrema criticità, il marmorino
trovò la sua culla nella città di Venezia, dove
la forte umidità da risalita creava non pochi problemi
all'edilizia abitativa oltre che a quella monumentale. L'efficacia
di questo tipo di finitura ha permesso a gran parte del patrimonio
artistico lagunare di resistere fino ai nostri giorni pressoché
intatto, grazie anche all'intervento di restauro delle poche
maestranze disponibili nel settore.

Nella tecnica antica dello stucco veneziano, o marmorino,
la calce utilizzata deve essere invecchiata
prima di essere commista agli altri ingredienti... si parla
di una stagionatura, dal momento in cui viene “spenta”, che
va dai 3-6 mesi all'anno, ma gli antichi maestri parlano addirittura
di ben 3 anni: non è affatto semplice reperire in commercio
della materia prima con queste peculiarità. Una scelta
diversa, cioè quella di una calce fresca, comporterebbe
la presenza di grumi che potrebbero scoppiare durante la stesura
compromettendo il risultato. Un abile stuccatore sa che l'intonaco
di sostegno riveste grande importanza per la perfetta riuscita
di questo intervento e conosce i diversi
tipi di calce da utilizzare. La tradizione insegna
che si deve applicare il primo strato (RINZAFFO)
di impasto a base di calce, unita a sabbia ed inerti a grana
grossa o mista; questo tipo di calce non è né
viva né spenta ma bensì una calce idraulica
naturale priva di sali idrosolubili che si ottiene dalla frantumazione
e cottura della pietra di silice ed argilla. Questo tipo di
calce essendo naturalmente "idraulica" conferisce
all'intonaco di far presa anche in presenza di forte umidità
o addirittura acqua garantendo la traspiratezza necessaria
in luoghi umidi. Successivamente si devono stendere 2/3 strati
(ARRICCIO) del medesimo impasto
avendo cura di attendere la completa asciugatura dopo ogni
strato. L'intonaco così ottenuto avrà uno spessore
di circa 3/4 cm e sarà ruvido ma al contempo perfettamente
spianato. E' importante che la superficie ottenuta sia granulosa
ma diritta al fine di consentire un'ottima adesione al successivo
strato di riempimento: l'intonaco civile. Questa volta l'impasto
è a base di calce spenta e sabbia fina: la prima mano
viene stesa in un senso e quella successiva in quello opposto
avendo cura di eseguire precisi movimenti per premere bene
l'intonaco ed evitare che si crepi.
La superficie, a questo punto, è ancora ruvida e tanto
ricca di calce quanto la finitura a marmorino che si applicherà
a breve e che si compenetrerà ad essa facendo un corpo
unico. E' soprattutto in questa fase che entrano in
gioco l'abilità dell'artigiano e la sua esperienza.
Stabiliti i rapporti relativi ai componenti dell'impasto grazie
a prove e campionature, segue una serie di operazioni di setacciatura
della calce e della polvere di marmo che vengono così
miscelate con acqua; nel caso ci fosse l'esigenza di colorare
parte dell'impasto egli si sarà preoccupato di preparare
il pigmento alcune ore prima e procederà all'aggiunta
dopo aver filtrato anche questa soluzione (colorante naturale
e acqua): le indicazioni valgono per ogni colore di marmorino
che intende ottenere. Lo spessore della
pelle di finitura può variare dal tipo di inerte
che si utilizza: normalmente si parte con il primo strato
più spesso che potrebbe essere costituito da sabbia
di fiume setacciata e polvere di marmo; lo strato successivo
potrebbe essere di sola polvere di marmo e l'ultimo di polvere
di marmo impalpabile. Tutti questi passaggi sono fresco
su fresco lavorando così a giornata proprio
come si lavora l'affresco. L'abilità dell'operatore
sta anche nella scelta degli inerti da utilizzare, come il
"coccio pesto" (mattone
frantumato da colore rossiccio) utilizzato a Venezia, che
riesce a garantire traspiratezza e idraulicità
Pazienza e scrupolosità contraddistingue
lo stuccatore abile poiché il tutto dovrà essere
nuovamente setacciato per omogeneizzare il colore nell'impasto;
da questa fase in poi si procede alla stesura di ben 3 strati
di marmorino per un totale di circa 0,5 cm , variando ogni
volta la proporzione tra gli ingredienti.
In totale saranno stati applicati 7 mani
di intonaci diversi per uno spessore di 2 cm.
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